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Mar, Ott

Taranto ostaggio di una conservazione interessata

Taranto ostaggio di una conservazione interessata

Interviste

Intervista al presidente di Confcommercio, Leonardo Giangrande. "La Camerca di Commercio? Un suk dell'inciucio permanente...". E sull'operato dell'Amministrazione Melucci: "L’impressione è che sia perso del tempo prezioso dall’inizio della legislatura"

“Non penso che gli indiani di Arcelor Mittal andranno via da Taranto nell’immediato futuro. Ho qualche capello bianco, ormai, per credere ancora agli asini che volano…”.
La debolezza del nostro sistema produttivo si nutre di tare storiche. Esiste un problema di tenuta complessiva dei fondamentali per quel che concerne l’economia locale.
“Siamo d’accordo. Che fare, allora? Continuare a piangersi addosso o ricercare, con laboriosa creatività, nuove soluzioni? Nel corso dell’incontro con il ministro Di Maio, avvenuto nei giorni scorsi in Prefettura, la delegazione di Confcommercio ha chiesto che si punti con decisione sulla diversificazione di possibili moltiplicatori economici. Che si riaffermi l’opzione non monocorde, di stampo tardo-industrialista, nel tratteggiare un’idea ragionevole di futuro”.
Complimenti. Belle parole, concetti ineluttabili. Peccato che sentiamo ripeterli da oltre un ventennio, ormai, senza alcun significativo cambio di passo. Siamo all’egemonia della solfa.
“Passare dalle enunciazione ai fatti, rendere concreti e non fumosi i nostri ragionamenti, è un dovere etico e morale per le attuali classi dirigenti”.
… o per quelle che si atteggiano a voler essere tali?
“In questi anni, purtroppo, alcuni avamposti che dovevano incentivare il progresso e la crescita economica sono miseramente franati sotto i colpi di una gestione solipsistica del potere”.
Ci faccia qualche esempio.
“Penso alla Camera di Commercio, la cartina di tornasole evidente, plastica, di un fallimento ampiamente preannunciato. La case di tutte le imprese del territorio, il luogo deputato per legge nel ricercare una sintesi tra i diversi attori economici, non può ridursi in un grande suk dell’inciucio permanente. Della trama elevata a sistema scientifico pur di conservare crasse fette di potere personale”.
Dopo Sportelli, si parla di Cesareo come prossimo presidente della Camera di Commercio.
“La posizione di Confcommercio è chiara da tempo. A presiedere quell’ente, la prossima volta, dovrà essere un rappresentante del mondo agricolo. Serve discontinuità, alternanza, la ricerca di un pluralismo vero e non di facciata. Altrimenti facciamo come in Russia o nelle Repubbliche teocratiche: Putin succede a se stesso; un capo religioso designa il suo prescelto perché, nella sostanza, nulla cambi”.
Qual è il livello di interlocuzione tra le due maggiori organizzazioni datoriali presenti sul territorio: Confindustria e Confcommercio?
“Semplice, non esiste interlocuzione. Questo accade quando al ragionamento, alla politica intesa come ideazione e agire pragmatico, si sostituisce la ricerca di un’improbabile via giudiziaria. Si è voluto trascinare il sottoscritto dinanzi ad un Tribunale per reati che non ho mai commesso in vita mia. Sono stato assolto per ben due volte con formula piena, il tempo è sempre galantuomo. Gli avversari, i dissenzienti, coloro che muovono critiche non si eliminano per procura”.
Come giudica la nomina di Marinaro a nuovo presidente degli industriali jonici?
“Non la giudico, vedremo se ci saranno approcci nuovi nel ricercare una qualsivoglia forma di dialogo. La chiusura a riccio sulle proprie prerogative non aiuta un territorio privo di luoghi di confronto. Taranto è emblema, esempio preoccupante di una vecchia pratica: la conservazione interessata e la resistenza al cambiamento”.
Esiste almeno un dialogo tra la vostra organizzazione e il Comune capoluogo?
“Anche in questo caso siamo al sorriso mattocchio. Alla pacca sulle spalle che, nella comunicazione non verbale di noi meridionali, significa una sola cosa: voler tirare a campare. Abbiamo chiesto al sindaco l’istituzione di tavoli tematici, attorno ai quali poter discutere di detassazione per le imprese, di decoro urbano e Piani per la mobilità sostenibile. Vediamo. Aspettiamo ancora. L’impressione è che sia perso del tempo prezioso dall’inizio della legislatura”.
Quando scade il suo mandato alla guida di Confcommercio?
“Il prossimo anno”.
Intende ricandidarsi?
“Esiste un confronto sereno e democratico tra i nostri iscritti; non credo sia corretto anticipare nulla, in questa fase, su quanto potrà avvenire. Che ci sia ancora Giangrande, o un altro amico, a reggere le fila di Confcommercio non è poi così importante. Le successioni monarchiche, il titillare come ricerca smaniosa e affabulatrice del consenso riguarda altre associazioni e altri profili di questo territorio”.