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Ven, Ott

Caso Stano: confermato nesso tra morte e condotte vessatorie

Caso Stano: Procura conferma nesso tra morte e condotte vessatorie

Cronaca

La svolta nelle indagini ha permesso di stabilire che le condotte addebitate agli indagati sono una “concausa” della patologia di cui era affetta la vittima

Le azioni vessatorie messe in atto dal gruppo di indagati possono considerarsi “concausa” della patologia che ha provocato la morte di Antonio Stano. Questo quanto emerso dagli accertamenti disposti dalle due Procure, Procura ordinaria di Taranto e Tribunale per i Minorenni, sulla documentazione clinica e sugli esiti dell’esame autoptico compiuto sul corpo del 66 enne di Manduria, deceduto lo scorso 23 aprile nell’ospedale “Giannuzzi”.

L’analisi della documentazione clinica, come pure degli ulteriori elementi acquisiti ed evidenziati dalla Polizia di Stato nel corso dell’indagine (compresi contenuti audio e video e le chat da cui si ricava la natura delle vessazioni cui veniva sottoposta la vittima) ha consentito di ritenere le condotte ad oggi addebitate agli indagati una “concausa” nella comparsa della patologia di cui era affetto l’uomo (ulcera duodenale), favorendone peraltro il tardivo ricovero ospedaliero per via del timore di ulteriori aggressioni e la chiusura verso l’ambiente esterno.

La morte dell’uomo è sopraggiunta per “shock settico post-peritonite da perforazione di ulcera peptica duodenale” e dal conseguente arresto cardiocircolatorio. L’esito della consulenza tecnica chiarisce l’esistenza di un nesso dunque tra il quadro clinico che ha interessato il povero uomo e le ripetute vessazioni cui il medesimo è stato sottoposto.

Le indagini proseguono per determinare le responsabilità di quanti, più o meno prossimi all’ambiente familiare della vittima, hanno omesso di intervenire a sostegno del 66 enne, come pure di quanti, diversamente, hanno agito invece allo scopo di favorire gli indagati nel sottrarsi alle loro responsabilità.

 

 

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