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Gio, Nov

Non perdete tempo, leggete Perez-Reverte

Non perdete tempo, leggete Perez-Reverte

Cultura

La prosa dello scrittore spagnolo è una sorta di balsamo per la nostra anima. Mai un libro - o un romanzo - della sua vasta produzione ha tradito le attese sinora. Non finirò mai di ringraziare abbastanza il mio hermano per avermelo fatto conoscere

Non finirò mai di ringraziare abbastanza il mio hermano per avermelo fatto conoscere. Fu Marco Tarantino, fratello di tante corse bagnate da pensieri in disordine, intervallate da  ragionamenti in disuso, a regalarmi qualche anno fa una copia del “Capitano Alatriste” di Arturo Perez Reverte. Sin dalle prime pagine, me ne innamorai. Capii di essere al cospetto di un fuoriclasse della scrittura. Uno di quelli veri, autentici, e non sbandierato – e osannato - da una critica che slinguetta con un Paolo Giordano di turno. Compresi come quell’incontro virtuale si sarebbe rivelato fortunato: per me e per la mia ambizione di amanuense della parola. Seguirono altri titoli, altri romanzi, proprio come in un crescendo rossiniano. “La pelle del tamburo”, “Il tango della vecchia guardia”, “Due uomini buoni”, “Il cecchino paziente”, “Il codice dello scorpione”, “L’ultima carta è la morte”. Tutti straordinari, tutti all’altezza delle enormi aspettative che ad ogni lancio di una nuova pubblicazione riponevo. Pagine che trasudano di  una poetica vera, da strada calpestata, che s’interseca con la metrica della vita, i suoi contrappassi, i suoi tremiti irrinunciabili. Reverte associa alla capacità narrativa una versatilità davvero singolare. Direi unica nel panorama letterario europeo. Può occuparsi di vicende storiche, di spionaggio politico, della vita degli artisti di strada, del particolare rapporto che lega un uomo ad una donna mantenendo alta, altissima, l’asticella della cifra stilistica. Spiace che nelle nostre librerie, lo si conosca appena. Per comprare un suo libro, quando non si ha la fortuna di trovare una, massimo due copie di una pur vasta pubblicistica, devi aspettare qualche settimana prima che l’ordine di acquisto vada a buon fine. Una riprova ulteriore, se ce ne fosse bisogno, di come in Italia si legga poco e male. Capita sovente d’interrogarsi se valga ancora la pena di insistere con il mestiere della scrittura, di ricercare un ideale di libertà attraverso la letteratura. Quale possa essere il portato effettivo della parola nell’epoca dei selfie – o della turbostoria, per dirla con le parole del politologo americano Charles Kupchan. Perez Reverte dissipa ogni dubbio, basta avere tra le mani un suo libro. La prosa magica fissata con l'inchiostro ha l’effetto di un balsamo per la nostra anima.