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Gio, Dic

"Il figlio di Persefone: tra mito e mitomania"

"Il figlio di Persefone: tra mito e mitomania"

Cultura

Pubblicato da Elliot Edizioni, il romanzo racconta la storia di due fratelli, che nelle fantasie di bambini, identificano il siderurgico con un mostro che ha portato via la loro mamma. I due sono convinti che  sconfiggendolo, potranno ritrovarla, così come nel mito di Persefone e Demetra

Sospesa tra mito e mitomania l’atmosfera racchiusa nel libro “Il figlio di Persefone” dello scrittore Maurizio Cotrona, pubblicato da Elliot Edizioni.
Il romanzo racconta la storia di due fratelli, Alessandro e Giulio, che nelle loro fantasie di bambini identificano l’Ilva con l’inferno che ha portato via la loro mamma, come Ade aveva fatto con Persefone, rapendola e portandola via da Demetra.
I due protagonisti vedono il siderurgico come il mostro, che ha fortemente segnato la loro famiglia.
Oltre alla mitologia e alla storia dei due ragazzi, viene raccontata anche la città di Taranto, paradisiaca da un lato e infernale dall’altra.

Cosa l’ha spinta a trattare in un libro un tema delicato e importante come quello dell’Ilva?
“In realtà non ho cercato il tema. È stato il tema a cercare me, nel senso che l’esperienza principale di scrittura di questo libro è stato scoprire che l’essere nato e cresciuto in una città come Taranto, quindi una città così divisa tra il panorama orribile e tragico del siderurgico e quello meraviglioso dello Ionio, ha definito quello che sono io”.
Il titolo del libro si riallaccia alla leggenda greca. Qual è il parallelismo che ha voluto raccontare?
“Anche il mito di Persefone è stato un incontro non cercato, nel senso che in una prima stesura del libro non c’era Persefone, c’era il mito di Satiria, che è un mito locale. Chiacchierando con un amico ho scoperto che nei pressi della mia casa al mare esiste realmente un santuario dedicato a Persefone. Comprando un ghiacciolo in un bar ho trovato esposto un opuscolo che parlava della Gaia Persefone in trono ritrovata a Taranto. Ho scoperto la ricchezza del mito, la profondità e poi il fatto che si incastrasse perfettamente con le vicende dei protagonisti del mio romanzo”.
Come descriverebbe i due protagonisti Alessandro e Giulio?
“Se posso azzardare una descrizione, due elementi simbolici del mito di Persefene sono il narciso, quindi un fiore bianco noto per la bellezza, e il melograno, che è un frutto sanguigno che, rispetto al fiore contiene il seme e contiene il frutto. Diciamo che potrei paragonare Alessandro al narciso, simbolicamente una persona bella ma fredda e vuota, e Giulio al melograno, una persona apparentemente meno attraente, che però ha come il melograno un cuore dolce”.
Nel suo libro ci sono molti riferimenti alla cultura greca. In che modo la cultura della Magna Grecia, secondo lei, può diventare un’alternativa all’industria e all’Ilva?
“L’Ilva, l’industria in questo libro, probabilmente anche nella vita, rappresenta il buio, il buio assoluto, la tenebra. Io mi sono guardando attorno cercando qualcosa di luminoso che potesse contrastare quel buio e credo che si possa trovare nella bellezza del mar Ionio, e recuperando la ricchezza della nostra tradizione culturale che ha radici ricchissime e lontanissime. Quindi nel ricercare queste tradizioni ho voluto irrobustire anche la parte positiva del romanzo”.