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Dom, Ago

Così parlò Rondinelli

Così parlò Rondinelli

Idee

Il coraggio di esporsi, un gatto parlante e tanta voglia di costruire una società civile migliore: sono questi gli ingredienti che fanno di un ingegnere uno scrittore

“Noiépemmò... il paradiso può attendere... controllo cardiochirurgico ok. Mattokk essò kun dend”. Persino da Marte capirebbero che questa frase in un dialetto tarantino così esasperato, possa essere stata scritta solo e soltanto da una persona in un post di Facebook: Giuseppe Rondinelli, per gli amici “Pinuccio”, che in questi giorni si sta riprendendo da un bel “colpo al cuore” avuto lo scorso mese. Con la sua stazza da gigante buono e una cartuccera piena di chiose pronte ad essere esplose quando si parla di politica e di Taranto, l’ingegner-scrittore ama raccontarsi ai suoi estimatori e detrattori social con l’umiltà di chi non ha bisogno di guadagnarci, e con quel giusto pizzico di “strafottenza” di chi non ha nulla da perdere.

Nel 1957 Pinuccio nasce nel quartiere Tamburi di Taranto – più precisamente sulle sponde del fiume Galeso – pochi anni prima della posa della prima pietra sulla quale sorse l’ex Italsider (poi Ilva, ora ArcelorMittal). Conclusi gli anni scolastici presso l’istituto tecnico “Augusto Righi” di Taranto, decide di diventare ingegnere elettronico trasferendosi a Bologna per gli studi universitari, tornando poi nella sua città natia in veste di Professore nella sua tanto amata scuola di provenienza. Ma è solo in età adulta che la sua mente prettamente scientifica scopre di poter creare dei sottili intrecci di parole oltre a quelli propri dei circuiti elettrici. A tal proposito è bene ricordare una sua pubblicazione del 2014: “Ilva, una strage di stato (La coscienza di Chicca)” edito da Magenes, con prefazione dell’ex Sindaco di Taranto, Mario Guadagnolo. Un libro che affronta il tema caldo del “caso Ilva” e della famiglia Riva in una dettagliata cronistoria degli eventi sino a quel punto, dando vita a un sintetico ma preciso lavoro di emeroteca (nel bene e nel male), non prescindendo mai da quelli che sono a tutt’oggi i drammi umani di una città alle fronde del siderurgico.

Ma Pinuccio non è un “leone da tastiera” o uno scribacchino alla penombra di se stesso; anzi, è uno che la faccia ce l’ha messa per davvero, e non in una sola occasione. Da sempre attivo nell’associazionismo e nel civismo, è lui il “colpevole” dell’elezione dell’attuale Sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci. “Colpevole”, già, o almeno Rondinelli parlerebbe così di se stesso: se c’è una cosa che proprio non riesce a perdonarsi, è il fatto di aver appoggiato a spada tratta la coalizione di centrosinistra contrapposta alla candidata Stefania Baldassari del centrodestra alle Amministrative 2017. Un incontro fortunato quello di Melucci con l’ingegnere, perché un PD tarantino all’epoca precursore del picco testé verificatosi in occasione delle Politiche 2018 e delle Europee 2019, non ce l’avrebbe mai fatta a trainare un uomo in Piazza Castello senza l’aiuto di qualcuno così ben visto e ben voluto dalla città. Et voilà, il pastrocchio è fatto; la città è ancora una volta in mano a una classe dirigente che ama parlare in prima persona di gesta eroiche mai avvenute davanti agli occhi increduli di chi ascolta. Fra ratti, siringhe, immondizia e auto in doppia fila, Pinuccio avverte un senso di fallimento: lui non avrebbe mai voluto questo; lui non avrebbe mai “pubblicizzato” un candidato sindaco che una volta insediatosi si sarebbe affrettato nell’abbandonare Taranto al triste destino di inciampare sulle sue stesse buche nell’asfalto. E, soprattutto, non si sarebbe aspettato le spalle voltate all’indomani dell’elezione di Melucci.

Tutto questo no, non riesce proprio a perdonarselo ancora oggi, ma un giorno ce la farà, e probabilmente sarà grazie all’aiuto del suo amato Sidro, un gatto come pochi al mondo; un umano a tutti gli effetti capace di interloquire vispamente, servendosi pure di una certa retorica. Sidro, infatti, appare come alter ego di Pinuccio nella vita reale, e chissà se non sarà proprio lui a comparire nel suo prossimo libro in qualche volo pindarico, fra le esperienze con i giovanissimi studenti, le oscenità della politica contemporanea, gli amici belli di vecchia data, i tanti viaggi in moto, le preziose gite in barca e i lunghi pomeriggi all’ombra del monte Pollino, in quella che lui ama definire la sua “clinica” personale.

Perché ci sarà un prossimo libro, vero Professore? Uno dei Suoi beniamini da poco dipartiti, Luciano De Crescenzo, condivideva con Lei tutte le personalità: ingegnere, scrittore e pure docente (ma quest’ultima solo fintamente, nel film “Così parlò Bellavista” del 1984). E Pinuccio, come parlerà? Forse lo sappiamo già, ma Se lo faccia dire: il prossimo libro avrà la copertina a colori.