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Mar, Set

Il diario di uno smarrimento

Il diario di uno smarrimento

Cultura

Presentato nella serata di ieri, presso il Lido San Michele a Taranto, l’ultimo libro del giornalista Andrea Di Consoli. A dialogare con l’autore il direttore di Cosmopolis Vincenzo Carriero. Temi al centro del dibattito il ruolo dell’informazione nel nostro paese

Mass media, social network, globalizzazione, non esistono più le mezze stagioni, ai miei tempi si stava meglio e con diecimila lire ci facevi un sacco di cose: il circolo delle ovvietà potrebbe continuare all’infinito quando al bancone del bar ci si ritrova a parlare di quanto sia cambiato il mondo, e di come l’Italia di oggi sia così improbabilmente distante dall’Italia di ieri. Bisogna avere coraggio per affrontare certi argomenti, come quello della mutazione delle masse. Coraggio perché, spesso, ci si ritrova a fare a pugni con se stessi, riscoprendosi macchiati della stessa sostanza tanto repulsa e schivata quando cosparsa addosso all’Altro.

Serve tanta solitudine e tanta sofferenza per poter mettere nero su bianco le impressioni di una società in caduta libera; serve sporcarsi le mani con la quotidianità marginale dei tanti Nessuno che s’incontrano per la via e, infine, serve uno specchio molto grande nel quale riflettere la propria immagine a volte distorta, altre volte sconcia, tronfia, persa, confusa da tutte quelle certezze messe in discussione da chi ci sta intorno.

È questo il prezioso lavoro portato a termine dallo scrittore Andrea Di Consoli, giornalista e autore Rai, che con il suo “Diario dello smarrimento” (Inschibboleth) presentato ieri sera presso il Lido San Michele di San Vito a Taranto, riesce a raccontare l’Italia dei giorni nostri servendosi di aneddoti e riflessioni. Un diario introspettivo che non presenta alcun tipo di datazione, nomenclatura, numerazione od ordinamento, somigliando più a uno “Zibaldone alla rinfusa” che l’autore ha voluto regalare ai suoi lettori, allo scopo di mettere a nudo le sue più grandi insicurezze, e di discutere in toto le sue certezze di uomo maturo dalla penna impavida.

La presentazione del libro targata CosmoPolis è stata curata dal direttore Vincenzo Carriero, che ha dialogato con l’autore e con il pubblico a proposito della condizione socio-politica del Paese, e dello “smarrimento” che caratterizza l’Italia contemporanea. Uno smarrimento che, secondo Di Consoli, ha una duplice radice: la prima è quella della secolarizzazione a piè della quale gli italiani si sono ritrovati con una grande libertà fra le mani, ma senza una bussola alternativa a quella della cristianità. La seconda, invece, riguarda Tangentopoli: vero momento nel quale, a parere dell’autore, inizia la crisi economica e politica dell’Italia di oggi. Dal dibattito con il pubblico è emerso un punto di collegamento fra questi due poli, ovvero il ruolo del giornalismo e dei giornalisti in una società democratica e smarrita come la nostra. Anche il giornalismo sembra essere affetto da quello smarrimento del quale Di Consoli parla nel suo libro, perché le notizie che circolano in rete non hanno, sovente, una fonte attendibile, trasformandosi nelle cosiddette “fake news” studiate a tavolino per fomentare il consenso di questo o di quel politico, e anche perché il giornalismo italiano di oggi, secondo lui, manca di obiettività, comportandosi da reazionario. Un giornalismo aprioristicamente abituato a guardare ogni fatto politico e giudiziario con l’occhio di chi sa già che, dall’altra parte, hanno tutti torto.

In collegamento telefonico da Roma con il fotografo e regista Peppe Carucci, anche il giornalista e capostruttura Rai Angelo Mellone, fraterno amico dello scrittore, che fra una battuta e l’altra, racconta di quest’ultimo come di uno dei maggiori autori italiani di oggi, non solo esteticamente quanto contenutisticamente. A testimonianza di ciò basta ricordare alcune delle sue precedenti pubblicazioni: “La curva della notte” (Rizzoli, 2008) e “La collera” (Rizzoli, 2012) per quanto riguarda la narrativa; per la poesia, invece, “La commorienza. La misteriosa morte dei fidanzatini di Policoro” (Marsilio, 2010), e per la saggistica “Il miracolo mancato. Francesco di Paola e il re di Francia” (San Paolo, 2018).

Un libro, l’ultimo del Di Consoli, che può essere aperto a qualsiasi pagina rivelando verità scomode e autentiche, ma che letto foglio per foglio a partire da pagina 1, invece, racconta la genesi della responsabilità morale dell’autore, alle prese con le cose più semplici, importanti e dure della vita: i figli, i genitori, gli amori, la povertà, l’insonnia, la solitudine.