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Ven, Ott

La cultura è un'altra cosa

La cultura è un'altra cosa

Editoriali di Vincenzo Carriero

Non quella auspicata da Pinuccio Tatarella, quando sedeva tra i banchi del Consiglio comunale di Bari. Taranto ha bisogno di tornare all'esercizio dell'ambizione. Serve un approccio nuovo nel costruire un’idea di comunità, basato sulla conoscenza, innervato sulla competenza, perseguito con garbo. Una sorta di rivoluzione modernizzatrice

Più cultura per il nuovo anno. Taranto ne ha un disperato bisogno. Più di altri luoghi del Paese. Più di altre città pugliesi. Per cambiare verso alla propria storia recente, definire un’idea spendibile di comunità. Il futuro sa essere anche sorprendente, può far leva su una rivoluzione modernizzatrice, se persegue un progetto. Con intelligenza e determinazione. Con passione e lungimiranza. Mediante la ricerca di un’identità troppo a lungo osteggiata, conservata con la naftalina. Il resto non conta, è fuffa venduta al mercato delle pulci. Taranto è citta di mare senza saperlo; è crocevia, inconsapevole, quasi intangibile, di un mediterraneo troppo schiacciato sul continente africano e  privo della sua suggestione europea. E’ l’unico capoluogo di provincia italiano a non aver restituito bellezza – e decoro - al proprio centro storico (un’onta difficile da accettare). Si fregia di un’università-non università, succursale di Bari, senza alcuna reale autonomia. I giornali – al di là delle collette strappalacrime e di qualche like su fb - chiudono, non ha mai contato su una casa editrice conosciuta oltre i confini cittadini sul modello della Laterza. Solo l’altro ieri ha ricevuto in “dono” il teatro comunale  – Il Fusco – dopo oltre due decenni di colpevole assenza. Un piccolo teatro, adatto più per un paese che per una città di 200 mila abitanti e le sue tradite ambizioni. Un contenitore che, per limiti oggettivi, nanismo progettuale, ignoranza colta, non potrà competere con strutture simili ubicate in realtà urbane come Napoli, Palermo, Catania, Lecce, Bari stessa. Taranto è l’unica città metropolitana a non essere una città metropolitana. Se provate a chiedere al suo ceto politico - quello di oggi e di ieri, in egual misura - cosa ciò significhi, non riceverete risposta. Città che…? Me-tro-po-li-ta-na (almeno, la divisione in sillabe, è salva)? Prima di quella ambientale, servirebbe una bonifica culturale, la ricerca e l'esercizio di un'ambizione. Un approccio nuovo nel costruire un’idea di comunità, basato sulla conoscenza, innervato sulla competenza, perseguito con garbo. Una rivoluzione modernizzatrice, per l’appunto.