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Dom, Ago

Si rivede la sinistra ferroviaria. E benedice patti tra l'editoria e la politica

Si rivede la sinistra ferroviaria. E benedice patti tra l'editoria e la politica

Editoriali di Vincenzo Carriero

Un giornale sino all'altro ieri critico verso l'operato del sindaco di Taranto, ma anche no. L'accordo sottoscritto per le prossime elezioni regionali. E una bellissima poesia di Kavafis a ricordarci come la vita non vada sprecata nel gioco balordo degli incontri e degli inviti

Che grande fregatura il tempo che scorre. Passare dalle cene con l’avvocato Agnelli, dall’essere il vice di Craxi e uno studioso di Spinoza, dal nominare i presidenti dell’Eni – e un’altra mezza dozzina di enti pubblici nazionali - ad incontrare Melucci, ce ne vuole. E’ un po’ come passare dalle stelle alle stalle, indietreggiare con fare repentino per poi cadere negli inferi dell’anonimato più pruriginoso. Non c’è circolarità in Claudio Signorile, il leader della sinistra ferroviaria, il professore universitario di Storia con la passione per gli affari. E per l’editoria. Circolarità, dicevamo, nel senso attribuito a questo termine dagli antichi greci: temporalità che torna, che si riannoda, con un inizio e una fine che finiscono con il ricongiungersi e compattarsi. Qui, invece, siamo ad una retta discendente, all’alfa e all’omega di una storia depotenziata con il sopraggiungere della senilità e di un potere che si vorrebbe ancora coltivare nonostante mezzo secolo di vita trascorso ad occuparsi di questo genere di cose. Cosa c’entri l’ex ministro dei Trasporti con il sindaco di Taranto? Perché la sede di un giornale locale – sino all’altro ieri piuttosto critico verso l’inquilino di Palazzo di Città - diviene luogo d’incontro dove pontificare future carriere politiche da caldeggiare? Perché la politica, nonostante tutto, rimane fedele a se stessa. Non snatura la sua forma. Non cambia la propria pelle: liquida o solida che sia. Colta o ignorante, fa lo stesso. E’ sangue e merda, per dirla con le parole di un altro grande vecchio del socialismo italiano: Rino Formica. Le consultazioni elettorali si avvicinano e Signorile vorrebbe poter eleggere Piero Bitetti nel prossimo Consiglio regionale. Farlo, se fosse possibile, con l’aiuto del sindaco di Taranto (ma se non ha voti!). E, con una maggioranza al Comune, che superi turbolenze e affronti la seconda parte della legislatura ricercando un maggior livello di coesione. Il ragionamento di Signorile non fa una piega, è talmente elementare che persino Melucci lo ha fatto proprio senza colpo ferire. Tanto da meritare, da parte dello stesso sindaco di Taranto, un appassionato articolo – sulla prima pagina del medesimo giornale – a sua firma circa l’importanza e il ruolo dell’informazione in una moderna società. Rinaldo che parla di libertà di stampa? Rinaldo che tende una mano ai giornalisti – compiacenti, s’intende! - è come chiedere ad un vegetariano di mangiare l’asado in una ristorante tipico di Buenos Aires. O ad un tifoso del Milan di esultare per la Juve. Non ci crede nessuno, insomma. Siamo su Scherzi a parte. “Il socialismo è una civiltà, non un semplice partito politico”, mi confidò una volta Signorile. E, allora, come recita Kavafis nella sua Per quanto sta in te: “Non sciuparlo portandolo in giro in balìa del quotidiano gioco balordo degli incontri e degli inviti (…)”.