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Dom, Ago

Basta con i prezzolati, si racconti una volta per tutte la verità su Mittal

Basta con i prezzolati, si racconti una volta per tutte la verità su Mittal

Editoriali di Vincenzo Carriero

Gli opposti radicalismi, sostenuti da consorterie crasse e votate all'ignavia, le stesse di sempre, finiranno con il distruggere Taranto se non fermate per tempo. Il caso emblematico del minerale trasportato negli altiforni direttamente dalla banchina pubblica del Molo polisettoriale

Sul futuro produttivo di Taranto una decisione, prima o poi, andrà presa. Una volta per tutte, si spera. Senza tergiversare in modo ulteriore. Senza rincorrere le ideologie (che non ci sono più…) degli opposti schieramenti – e i bigottismi, più o meno interessati, degli attori in campo. Industrialismo - senza se e senza ma - e ambientalismo di eguale conio, tout court, pari sono. Ambedue esiziali, limitano e fiaccano il raggio d’azione, le prospettive di un territorio che deve sì ripensarsi, sì rialzarsi, sì concertare un’idea di futuro, ma non di certo attraverso la rimozione coatta, tutta d’un tratto, della propria identità economica più o meno recente. Questo giornale, nella sua vocazione laica, culturalmente maggioritaria e numericamente minoritaria, come da prammatica in un’Italia votatasi al dominio del gregge, lo ripete sin dall’atto della sua nascita. Inascoltati, predichiamo nel deserto delle crasse consorterie una via terza. Una soluzione nuova, meditata, studiata. Complessa nell’analisi e semplice nella sintesi, in linea con una visione di stampo riformista e gradualista. Quanto sta accadendo in questi giorni, in relazione all’accordo sottoscritto tra Mittal e Italcave, per ciò che concerne l’utilizzo della banchina pubblica al Molo Polisettoriale, testimonia questo stato di fatto. Questa guerra permanente tra ragioni contrapposte e ignoranze dilaganti - e interessate - al tempo stesso. Con il IV sporgente chiuso, dopo i tragici fatti di cronaca e la morte di un operaio, il minerale da trasportare presso gli altiforni, da qualche parte bisognerà pure prenderlo. Dovrà finanche arrivare in un luogo del Porto, o dobbiamo ritenerlo nelle nostre disponibilità attraverso l’opera dello spirito santo? Sempre che si voglia continuare a produrre in quello stabilimento – o in quel che dello stesso resta. In caso contrario, se la storia tra la fabbrica e la città deve considerarsi chiusa (chi scrive sostiene che, comunque volgerà il futuro, siamo ai titoli di coda e serve dotarsi di un nuovo piano sensibile alle ragioni del progresso più che a quelle di uno sterile sviluppo), si abbia il coraggio di raccontare la verità. Senza ricorrere ad infingimenti e ghirigori. Rifuggendo da scritti prezzolati di mani che si agitano su tastiere rese funzionanti solo dopo aver introdotto il gettone (o più di uno) nel jukebox. Peggio dell’inquinamento, peggio dell’ignavia delle nostre classi dirigenti – e di una valenza culturale che non ci appartiene - c’è solo l’ipocrisia di chi mente sapendo di mentire.