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Mar, Set

Il cartellone estivo regalatoci da Matrix Revolutions

Il cartellone estivo regalatoci da Matrix Revolutions

Editoriali di Vincenzo Carriero

L'offerta culturale tarantina è un mezzo disastro. Insulsa nell'ossessiva ricerca di laboratori e animazione: una grande sagra di paese e poco altro. La città che diede i natali al "Premio Taranto" è ormai attraversata dal più appariscente anonimato

Ma avete dato un’occhiata agli eventi dell’estate tarantina per il mese di agosto (giugno e luglio, non cambiava granché)? Più che un cartellone culturale sembra una cartellina spoglia e deprimente. Più che essere a Taranto, una città di 200 mila abitanti, da qualche giorno amabilmente alle prese con la costosa promozione di un urbe che si atteggia a capitale del mare, pare di vivere - con tutto il rispetto dovuto - a Roccaforzata. E’ un pullulare di animazione e laboratori, l’estate tarantina. Un grande campo scuola della scelta solidaristica spacciata per originalità culturale. Neanche le vecchie feste dell’Unità, con tutto il loro armamentario ideologico servito con fettuccine alla bolognese (quelle sì che erano buone…), sapevano essere così tristi e insulse. Invece che avvicinarti, dall’estata tarantina vuoi scappare, fuggire via. Allontanarti per amore non consumato, per aspettative disilluse. Il luogo che diede i natali al "Premio Taranto", che ospitò artisti e letterati, che fece dire ad Ungaretti di non aver mai visto una realtà così bella e lacerante al tempo stesso, è attraversata dall’anonimato più appariscente. Dall’assenza perdurante di idee e ricerca suggestiva. Matrix Revolutions, l’assessore Marti, e il sindaco con il debole per l’informazione libera e autorevole, avrebbero fatto meglio a starsene fermi. Non serve operare per forza, dare prova di mera testimonianza in casi come questi. La cultura è ritorno d’immagine, cosmopolitismo, originalità. E’ sperimentazione intelligente per tentare di volare alto e divenire attrattivi. In caso contrario, si riduce a papocchio, a sagra di paese. Nonostante il cartellone – la cartellina, pardon – abbia trovato spazio nei soliti giornaloni di città.