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Lun, Ott

BELLI CIAO

BELLI CIAO

Editoriali di Vincenzo Carriero

Emiliano e la Bellanova, alla Fiera del Levante, erano uno spettacolo. Sguardi languidi, gesti teneri, cenni di approvazione vicendevoli. Ci voleva il governo di bisconte per trasformare un odio indicibile in un amore appena sbocciato. Lunga vita alla sinistra che senza aver letto Machiavelli ne perpetua l'insegnamento

Più che una campionaria, la Fiera del Levante è un campionario. Dei comportamenti umani, delle utilità politiche. Con il politically correct a segnare i confini tra il pronunciabile e il pensiero non evocabile, appena abbozzato nella sua indecifrabilità. Emiliano e la Bellanova testimoniano la plasticità di come la convenienza, tanto nella prassi politica quanto nella vita di ogni giorno, valga più di qualsiasi ragionamento. Più di qualsiasi categoria e idealità. Da Machiavelli in poi, è così. La prospettiva di medio e lungo periodo scivola, si eclissa, perde di consistenza nell’opportunismo e nel carrierismo senza grazia. Il mezzo giustifica i fini, anche quando quest’ultimi si stenta a riconoscerli. Si erano tanto odiati i due, arrivando ad incarnare le medesime facce di uno stesso partito che ha perso, da diversi anni ormai, la propria di faccia. Almeno a partire dal monito del suo ex segretario, Enrico Berlinguer, sulla questione morale. Che, a differenza di quanto riportato da uno storiografia di parte e ideologizzata, il leader comunista indirizzò (nella famosa intervista concessa a Eugenio Scalfari) ai suoi sodali, invischiati nel governo delle amministrazioni locali, e non agli avversari come si è portati a considerare. Emiliano e la Bellanova, in Fiera, a levante companero, bisognava vederli. Atteggiamenti cordiali, sguardi languidi, con il passato  – anche recente – seppellito, vissuto come una terra straniera. Gesti teneri al posto di polemiche al vetriolo. Nel bel ritratto di Marianna Rizzini, su Il Foglio di sabato scorso, si ripercorre la carriera politica della Bellanova. Prima sostenitrice di D’Alema, poi di Cuperlo, poi di Bersani e infine di Renzi. Da Stalingrado alla Leopolda, insomma, tutto fa brodo. Perché essere di sinistra è un vezzo, un calcolo più che un modo di stare al mondo. Prima del primato delle idee viene il governo giallorosso di bisconte. Emiliano che alle idee, preferisce la gestione del potere, lo sa. La Bellanova, anche. Alla Fiera – delle vanità – avvengono i miracoli. E, dopo essersi tanto odiati, si può anche fingere di amarsi almeno un po’….